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ISCHIA

Fin dall’antichità l’isola venne considerata una terra di grande interesse, sia per la sua posizione nel mediterraneo, sia per le sue ricchezze per il territori. I primi colonizzatori furono i Greci, i quali intorno al 770 a.C., provenienti dalla città di Calcide ed Eretria, nell’isola di Eubea, si stabilirono ad Ischia, che chiamarono Pithecusae, fondandovi una città. Questo nome deriva, secondo alcuni studiosi, da “Pithu esu” (piccoli pozzi), in riferimento forse alle pozzolane. Altri studiosi invece, sostengono che la parola discenda da “pythos”, che vuol dire grande “vaso di creta”, prodotto sull’isola fin dai tempi antichi. Altri ancora sostengono che il termine derivi da pithechi (scimmie). I coloni, dunque, con felice intuizione, scelsero per il loro insediamento il sito più sicuro che l’isola potesse offrire: il promontorio di monte Vico. Ricchissimo è il materiale che attesta la cultura di questo primo periodo coloniale, a ricordare i fiorenti mercati con il vicino oriente e con il mediterraneo orientale. Vi sono piccoli oggetti esotici come: sigilli scaraboidi e gli scarabei e ceramiche presenti nei corredi di alcune tombe. Ricco il materiale importato da Corinto e da Eubea. Inoltre, accanto a queste, diverse classi economiche attestano i rapporti che Pithecusae intrattiene con alcune regioni italiane come la Puglia, la Calabria ionica, la Sardegna e, soprattutto con L’Eretruria meridionale, in Lazio e la vicina Campania. Ma il reperto più noto e significativo è la cosiddetta Coppa di Nestore, una tazza di Rodi, rinvenuta in una tomba della Necropoli, dunque a Pithecusae, su cui è stato inciso in alfabeto eubotico, un epigramma in tre versi che allude alla famosa coppa di Nestore descritta nell’Iliade. L’unico esempio pervenutoci di brano poetico di scrittura contemporanea alla composizione stessa dell’Iliade. La trascrizione del testo, costituito da tre versi, di cui il primo è il seguente:
“di Nestore la coppa buona a bersi, ma chi beva da questa coppa, subito quello sarà preso dal desiderio d’amore per Afrodite dalla bella corona”.


Romani

Il progressivo declino dell’importanza di Pithecusae, che incomincia già dall’inizio del VI secolo a.C. è dovuto allo sviluppo dell’antistante Cuma, di cui l’isola diventa una colonia. Dopo un periodo di dominazione etrusca, l’isola fu occupata dai romani. Verso la fine del II secolo a.C. ogni attività  produttiva fu sospesa, probabilmente per un fenomeno tellurico. Nelle fonti antiche si avevano notizie di una sola eruzione, avvenuta nel 91 a.C., mentre invece lo studio dei paleosuoli ricoperti dai prodotti vulcanici, dai quali si sono inoltre rinvenuti reperti archeologici, ha rivelato che proprio in età romana imperiale, dall’epoca di Augusto, fino a quella di Diocleziano, l’isola è stata flagellata da numerose eruzioni vulcaniche. Nonostante che il luogo fosse prediletto dai romani, non vi si trova traccia, né di ville, né di monumenti, i cui ruderi abbondano nella regione, tra i Campi Flegrei e Pozzuoli. Consapevoli del fortissimo rischio, i nobili romani si sono astenuti dal costruire. In epoca successiva, a Ischia sono state costruite varie ville e ciò testimoniato dal ritrovamento di oggetti di uso comune.



dal V secolo all’unità d’Italia

Con la decadenza dell’Impero Romano, dovuta alle continue invasioni barbariche, ad Ischia, dalla fine del V secolo d.C., si susseguono le brevi dominazioni di Astrogati, Eruli, Saraceni ed in fine i Longobardi. Per circa 200 anni, Ischia rimase sotto il dominio dei Duca di Napoli: Angioini; a questi si sostituisce poi il dominio Normanno. Nel 1228, una scossa di terremoto, provocò un’eruzione che sconvolse Ischia, e ciò aiutò gli Angioini a riconquistare il trono. L’ultimo re di questa dinastia fu Roberto I. Dopo di questo ci fu la dinastia degli Aragonesi, che inizia con Alfonso I; infatti egli sostò ad Ischia prima di andare alla conquista di Napoli. Era attorniato da molti nobili, fece costruire fortificazioni e istituì perfino una dogana e creò inoltre parchi di caccia che contenevano: lepri, conigli selvatici, ecc.Gli succede alla morte il figlio Ferdinando I. Questo secolo è caratterizzato da incursioni corsare che iniziano a popolare tutti i mari dell’Italia meridionale. Nel 1707 Napoli passa agli Austriaci e quindi anche Ischia è sotto il dominio di questo popolo governato da un conte Austriaco. Nel 1734 l’isola passò al dominio Borbonico ed era governata da Governatori residenti nel castello. Dopo alcune vicende politiche Ischia è abbandonata di nuovo alla malavita ed alla carestia. Nel 1799 gli Ischitani si ribellano a questo continuo via vai di popoli e innalzano l’albero della libertà. Succedono poi i francesi, nell’epoca di Napoleone Bonaparte e i patrioti durante le battaglie per l’unità d’Italia.


Miti e leggende…

La storia della nostra bella isola è ricca di miti e leggende.

TIFEO

La più nota tra queste leggende, è quella di Tifeo, il povero gigante che Giove, nella sua lotta contro i Titani, incatenò sotto l’isola d’Ischia. Ancora oggi si dice che Tifeo irato scuota l’isola di tanto in tanto e manifesti la sua presenza con fumarole e acque termali.

VENERE

Un’altra leggenda, riguarda proprio la nascita della nostra isola e si rifà alla bella Venere che decise, affinché le sue sembianze rimanessero perenni, di creare Ischia a sua somiglianza e ne venne fuori una bellissima donna addormentata in mezzo al mare che ancora oggi invita e lusinga lo straniero.
 

EPOMEO

Il primo a visitare Ischia fu un pastore della Grecia dal nome Epomeo; egli aprì il monte scavando nel tufo e qui rimase fino alla vecchiaia guardando l’isola su cui caddero le sue lacrime dando vita alle famose acque di Buceto, Nitrodi e Olmitello.

GROTTA DI MAGONE

Restando sul monte Epomeo un’altra antica leggenda ci narra ad un’immensa caverna scavata nel suo seno, ricca di palazzi e di giardini dove sono nascosti i tesori di sette re. L’accesso a questa fantasmagorica città è la grotta di Magone che si trova sul versante meridionale di Forio. La è così chiamata perché vi fu seppellito Magone, fratello di Annibale.

VINO D’ISCHIA

La nostra isola è famosa per i suoi vini, frutto ineguagliabile delle sue viti; la leggenda racconta che Bacco, re del vino, si era adirato perché nell’Asia erano state strappate alcune viti per essere trapiantate in un’isola - Ischia -. Bacco ricorre i traditori e giunge ad Ischia in una bellissima giornata di sole. Incantato da tanta bellezza, non ha il coraggio di uccidere i traditori, e ordina al capitano della nave di spargere la vite per tutta l’isola.

 

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